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Se tutti doniamo una piccola cifra, anche pochi euro, Slow Food può continuare a realizzare in tutto il mondo progetti come gli orti in Africa, i Presìdi, l’Arca del Gusto, l’Alleanza dei cuochi, i Mercati della Terra.

Basta un gesto di pochi secondi, moltiplicato per tutti coloro che hanno a cuore il lavoro di migliaia di contadini, pastori, pescatori e artigiani che salvano la biodiversità, rispettano il pianeta e ci garantiscono un cibo buono, pulito e giusto. 

Sostieni la nostra battaglia. È anche la tua.

Perché è importante salvare la biodiversità?
In 10.000 anni, l’uomo ha selezionato migliaia di varietà vegetali. In soli 70 anni, ne abbiamo perso il 75%.

Produciamo il nostro cibo coltivando pochissime varietà con fertilizzanti chimici e pesticidi e allevando poche razze animali con metodi industriali. Questa agricoltura fa male all’ambiente e alla nostra salute.

Soltanto la biodiversità potrà salvare il mondo.

La tua donazione servirà a finanziare i progetti di Slow Food a difesa della biodiversità.

Ecco i protagonisti dei nostri progetti

Francisco Melo Medeiros, 30 anni, Brasile

Ho 30 anni e sono nato in una cittadina del Sertão, area semi-arida del Brasile nord orientale.

Dalí Nolasco Cruz, 27 anni, Messico

Sono un’indigena nahua e vivo a Tlaola, nello stato di Puebla, in Messico. Insieme ad altre dodici donne coltivo su terreni terrazzati il peperoncino serrano di Tlaola.

Ibrahim Mansaray, 40 anni, Sierra Leone

I ribelli hanno attaccato il mio villaggio nel 1996 e mi hanno catturato. Avevo solo 9 anni. Al loro campo, sono stato addestrato a sparare e a uccidere.

I Presìdi delle Madonie, Sicilia

Siamo un bel gruppo ormai: una ventina tra allevatori, casari, apicoltori, agricoltori di alcuni paesi delle Madonie.

Kevin Muraya, 12 anni, Kenya

Siamo cinquanta bambini e, a turno, facciamo mille cose diverse: seminiamo, bagnamo le piante, raccogliamo la verdura.

Gjystina Grishaj, 56 anni, Albania

A Kelmend la vita non è facile: l’inverno è lungo, mancano molti servizi e si raggiunge il fondovalle dopo ore di strada sterrata.

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Slow Food è un’associazione internazionale che promuove un cibo buono, pulito e giusto per tutti, grazie al lavoro volontario di centinaia di migliaia di persone.

La Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus coordina, in tutto il mondo, i progetti di Slow Food a tutela dei piccoli produttori e della biodiversità alimentare: l’Arca del Gusto, i Presidi, gli Orti in Africa, i Mercati della Terra...

Perché ci occupiamo di biodiversità?

La biodiversità è la nostra assicurazione sul futuro, perché permette agli animali e ai vegetali di adattarsi ai cambiamenti climatici, agli imprevisti, agli attacchi di malattie e parassiti.

Non esiste soltanto la biodiversità selvatica. Il sapere dei contadini ha dato vita migliaia di varietà vegetali e di razze animali, ora a rischio di estinzione. E sono parte della biodiversità anche i saperi tradizionali, che hanno permesso di trasformare latte, carne, cereali, verdura e frutta, creando migliaia di prodotti: pani, cuscus, formaggi, salumi, conserve, dolci…

Tutelare la biodiversità significa, rispettare tutte le diversità: dei territori, dei saperi, delle culture.

Significa coltivare tante cose diverse, ma in piccola scala. Significa produrre di meno, ma dare più valore a ciò che si produce e non sprecare. Significa mangiare soprattutto cibo locale. Significa promuovere un sistema in equilibrio, sostenibile. Significa tutelare contadini, pescatori, pastori di piccola scala che conoscono i fragili equilibri della natura e operano in armonia con gli ecosistemi.

Ecco i sostenitori della nostra campagna

Annette SeimerGermania
Slow Food & Chefs Alliance in AlbaniaAlbania
Fanny leoneFrancia
Isabella DematteItalia
Paolo BertaniItalia
Sverker Arnberg Unplugged ABSvezia
MARIA LUIGINA MERLO MERLOItalia
dawddadwa dawdawdaCanada
Ruben BeckerGermania
Trattoria da Geppe SF Monferrato CasaleseItalia
Osteria del Rooster SF Monferrato CasaleseItalia
Helen TomkinsItalia
Matteo FabbriniItalia
John TollefsenNorvegia
Sanne ReijengaAustralia
Mercado de la Tierra FUNCENATCosta Rica
Mercado de la Tierra FUNCENATCosta Rica
Claudio GentileItalia
mirana ciulliItalia
Umberto Luperto Lprmrt85l25b180pRegno Unito
Alberto CavallottiItalia
Karen D PlattCanada
F T LamCanada
Benedetto di ZittiCanada
Agnieszka KowalskaItalia
adriano tominetti tominettiItalia
Sara PiovesanItalia
Silvia Cantini Campilungo soc.agr. srlItalia
FRANCESCO ALESSANDRINIItalia
ANA MARIA MOLINA CASANOVASpagna
Cristina PetroneItalia
Diego PossiaItalia
Ahmed Al AmoudiEmirati arabi uniti
Condotta Slow Food Alto SalentoItalia
Consuelo GreppiItalia
CRAVERO GIOVANNIItalia
Roberto BurdeseItalia
Matteo BaruzzoItalia
Mirco BertinatoItalia
francesco vittoriItalia
Giancarlo PittellaItalia
Gene Covert Covert FarmsCanada
Theresa McDiarmidCanada
ANDREA BARBIERIItalia
Ivana GomarascaItalia
Stefano MurroItalia
natalino santoro privatoItalia
VALTER RECCHIA RECCHIAItalia
Mauro AvinoItalia
Hans-Rudolf WyderSvizzera
Marco BernasconiSvizzera
Ursula ChristenSvizzera
Franz ReschAustria
Flurin ConradinSvizzera
Michael MüllerAustria
Catia TorriniBelgio
SpeltzMichelLussemburgo
MR Crotty O'ConnorIrlanda
Ilario PeverengoItalia
Fulvio DanieliItalia
Delegati Terra MadreItalia
Sarianne DurieRegno Unito
Gadi Sternbach Hans Sternbach VineyardIsraele
Bill Marinelli THEOYSTERBARbangkokThailandia
valentin mongay castroSpagna
Jorge Hernandez SlowFood ZaragozaSpagna
GILLI LINDA ORSOLAItalia
Visitatori Terra MadreItalia
Martin WienerroitherAustria
Miriam Farrington FarringtonAustralia
Adriana BunescuFrancia
Franz ReschAustria
elke martin MartinAustria
Sandra Del FabroItalia
Ozberk ErcinGermania
Xavier Rakotonjanahary Consultant Free lanceMadagascar
Elena Mironova Slow food JuniorRussia
Kathy Sykes SykesStati Uniti d'America
Marc WeistroffFrancia
maria irene cardoso convivium posadasArgentina
Haspeslagh Christophe bvba Kaas HaspeslaghBelgio
Anna MuléStati Uniti d'America
Jan and Barbara Geertsema-Rodenburg TS31 InternosPaesi Bassi
BARMA GABRIELLE GABRIELLEFrancia
CARLA GIUNGARELLIItalia
ALBERTO LÓPEZ DE IPIÑA SAMANIEGOSpagna
Falque AlainFrancia
Ana LedesmaSpagna
stadler pierreFrancia
JOSE MEDINA FERNANDEZMessico
YEH KUO HSIEN Qing Tian XiaTaiwan
Chang Yu-Hsin Taiwan Slow Food AssociationTaiwan
Calin LunguBelgio
MEGUMI WATANABEGiappone
Jelena Mikin Mali plac / Little MarketCroazia
giuliana giovanna cassianiItalia
Diane SavoieCanada
Johannes BirnbacherSpagna
Martin PowellAustralia
Amorelle & Andrew DempsterAustralia
Mostra altri sostenitori

Francisco Melo Medeiros, 30 anni, Brasile


Ho 30 anni e sono nato in una cittadina del Sertão, area semi-arida del Brasile nord orientale. I miei genitori sono contadini e, fin da piccolo, li aiutavo con il lavoro nei campi: il mio primo mestiere, a 10 anni, è stato lo spaventapasseri nella piantagione del vicino! 
A poco a poco, grazie all’aiuto di anziani apicoltori, ho iniziato a prendermi cura delle api native jandaíra e da subito mi sono innamorato di questi insetti. Ho deciso quindi di restare nel Sertão cominciando a studiare pedagogia, perché agricoltura ed educazione devono aiutare noi giovani a tutelare le produzioni locali e a non abbandonare le nostre terre. Oggi con la comunità del cibo di Cabeço coltiviamo la terra con il metodo biologico e produciamo il miele delle api senza pungiglione
Slow Food e la rete di Terra Madre mi hanno fatto conoscere tanti giovani che, come me, hanno scelto di restare nelle proprie terre promuovendo un’agricoltura buona, pulita e giusta e mi aiuta a ricordare che a Cabeço non siamo soli! 

Dalí Nolasco Cruz, 27 anni, Messico


Presidio del peperoncino serrano di Tlaola - Messico

Sono un’indigena nahua e vivo a Tlaola, nello stato di Puebla, in Messico. Insieme ad altre dodici donne coltivo su terreni terrazzati il peperoncino serrano di Tlaola e lo trasformo in salse piccanti. Questa varietà antichissima del mio territorio rischiava di scomparire, ma ora è diventata una risorsa economica importante per la comunità. Noi donne, da sempre, abbiamo sofferto una tripla discriminazione: per essere donne, per essere indigene e per essere povere. Ma ora, con molto orgoglio, vi posso dire che siamo il Presidio numero 500! Ringrazio Slow Food perché ha dato valore al nostro lavoro e ha dato importanza alla nostra conoscenza della terra e del cibo. E’ una grande opportunità per tutte le donne indigene di Tlaola.

Kevin Muraya, 12 anni, Kenya


Orto scolastico di Michinda, Elburgun

Siamo cinquanta bambini e, a turno, facciamo mille cose diverse: seminiamo, bagnamo le piante, raccogliamo la verdura. Abbiamo anche imparato a fare i semi e il compost. E ci divertiamo moltissimo con gli animali: alleviamo conigli, galline, pecore, tacchini, oche. Coltiviamo un po’ di tutto: cassava, spinaci, carote, sorgo, zucche, amaranto, e abbiamo anche i banani. Quando raccogliamo la frutta e la verdura, cuciniamo tutti insieme nella mensa della scuola e, se avanza qualcosa, facciamo un mercatino e con i soldi compriamo tante cose: innaffiatoi, carriole, quaderni… All’inizio i miei genitori non erano contenti, perché qui da noi lavorare nell’orto era la punizione per gli alunni indisciplinati, ma poi hanno capito che stiamo facendo una cosa importante. Da grande voglio fare il contadino e produrre il mio cibo.

In Africa Slow Food ha avviato 2500 orti come questo, in più di 30 paesi. L’obiettivo è di arrivare a 10.000 orti.

Gjystina Grishaj, 56 anni, Albania


Presidio del mishavine

A Kelmend la vita non è facile: l’inverno è lungo, mancano molti servizi e si raggiunge il fondovalle dopo ore di strada sterrata. Ma io amo questa terra, dove le montagne toccano il cielo. E quando molti emigravano, noi siamo rimasti. Dieci anni fa abbiamo partecipato a Terra Madre Presidio del mishavinee questa esperienza ci ha segnato. Abbiamo iniziato a lavorare per promuovere il nostro territorio e abbiamo creato una rete di guest house. Ora sono sempre più numerosi i turisti che decidono di trascorrere qui qualche giorno e che apprezzano i nostri prodotti. Anche per questo abbiamo chiesto a Slow Food di darci una mano per trasformare la nostra produzione casalinga più importante, il mishavin (un formaggio a latte crudo che appartiene alla grande famiglia dei formaggi nel sacco) in un prodotto vendibile sul mercato. Oggi i migliori chef del paese offrono il mishavin nei loro ristoranti e questo formaggio è diventato per noi motivo di orgoglio e di riscatto.

Slow Food ha realizzato 500 Presìdi come questo, in 128 Paesi

Ne fanno parte oltre 10.000 piccoli produttori, impegnati a preservare la biodiversità, a custodire saperi tradizionali e promuovere territori unici.

Ibrahim Mansaray, 40 anni, Sierra Leone


I ribelli hanno attaccato il mio villaggio nel 1996 e mi hanno catturato. Avevo solo 9 anni. Al loro campo, sono stato addestrato a sparare e a uccidere. E mi hanno ordinato di fare cose strane, come fumare marijuana, bere alcolici e assumere droghe allucinogene. Dopo la guerra, la mia comunità non mi voleva più. Sono riuscito a mettermi in contatto con il responsabile Slow Food in Sierra Leone e gli ho chiesto di poter lavorare per creare 10 orti. Insieme a lui, sono tornato nel villaggio e ho convinto tutti a darmi una possibilità. Questo progetto è stato una meravigliosa occasione per la mia vita. Ho scoperto la gioia di aiutare gli altri condividendo cibo e conoscenze. Oggi sono ben integrato e sono una persona felice, impegnata ad aiutare la mia comunità.

In Africa Slow Food ha avviato 2500 orti come questo, in più di 30 paesi. L’obiettivo è di arrivare a 10.000 orti.

I Presìdi delle Madonie, in Sicilia


Siamo un bel gruppo ormai: una ventina tra allevatori, casari, apicoltori, agricoltori di alcuni paesi delle Madonie. Sedici anni fa nemmeno ci conoscevamo, poi è arrivato Slow Food con il progetto dei Presìdi, e oggi siamo inseparabili, uniti da un profondo amore per questa terra.

Alcuni anni fa il fagiolo badda di Polizzi Generosa era quasi sconosciuto; la manna delle Madonie, che si raccoglie dalla corteccia dei frassini, era una sostanza misteriosa che si trovava solo in poche erboristerie; la provola delle Madonie era un formaggio poco valorizzato; l’albicocca di Scillatoera buonissima, ma nessuno aveva fiducia nelle sue potenzialità; ed era rimasto un solo apicoltore a custodire l’ape nera sicula.

Slow Food, con i Presìdi, ha dato valore a queste piccole produzioni, le ha fatte conoscere e apprezzare in Italia e in altri paesi del mondo. Confrontarci ci ha aiutato a migliorare, collaborare ci ha uniti: facciamo insieme le manifestazioni, i mercati, quando c’è un problema sappiamo che possiamo sempre contare sul nostro gruppetto, e su Slow Food.

Slow Food ha realizzato 500 Presìdi come questo, in 128 Paesi.

Ne fanno parte oltre 10 000 piccoli produttori, impegnati a preservare biodiversità, custodire razze animali locali e saperi tradizionali che rischiano di andare perduti.

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